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A Matteo

 - Studio Legale Tandura - Fiori

Questa pagina è un omaggio dedicato alla figura professionale del caro amico e maestro G. Matteo Fiori, socio co-fondatore dell’Associazione professionale, che ci ha prematuramente lasciati nel novembre del 2010.

Giovanni Matteo Fiori (Forno di Zoldo (BL) 1948, Belluno 2010), laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Padova, viene assunto nel ’74 dall’Ospedale Civile “Santa Maria del Prato” di Feltre presso il quale svolge per alcuni anni le funzioni dirigenti di Vice Direttore Amministrativo e, successivamente, di Responsabile dell’Ufficio Legale.

Durante il periodo trascorso alle dipendenze dell’ente sanitario feltrino, matura il sodalizio umano e professionale con l’avv. Gianfranco Tandura, all’epoca membro del consiglio di amministrazione dell’Ospedale, che lo porta ad abbracciare definitivamente la professione forense.

Iscritto all’Albo dei Procuratori Legali del Tribunale di Belluno dal 1978, consegue l’abilitazione al patrocinio presso le Magistrature superiori nel 1994.

Dal 1980 al 2010 affianca l’esercizio della professione allo svolgimento dell'ufficio di Giudice presso la Commissione Tributaria Provinciale di Belluno.

Componente del Comitato Regionale di Controllo, Sezione di Belluno, dal ’81 al ’92, nel biennio 2005-2007 ha esercitato la funzione di consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Belluno con incarico della Scuola di Formazione Forense.

Da sempre vicino ai problemi riguardanti il territorio e la montagna bellunese, è stato consigliere tecnico della Magnifica Comunità di Cadore, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Tiziano-Cadore in rappresentanza della Magnifica Comunità Cadorina nonché consigliere di amministrazione della Fondazione Giovanni Angelini “Centro Studi per la Montagna” in rappresentanza del Club Alpino Italiano.

In ambito professionale, si è sempre distinto per il rigore e la competenza con cui, nel corso degli anni, si è occupato di contenzioso in materia amministrativa, penale, civile e commerciale.  

Particolarmente esperto in diritto ambientale, ha più volte trattato, sia in veste di consulente che di patrocinatore avanti la giurisdizione penale ed amministrativa, di problemi riguardanti la materia della caccia, pesca, acque pubbliche, rifiuti solidi urbani, disciplina degli scarichi e, più in generale, questioni di tutela ambientale ed urbanistica del territorio.

Come consulente ha partecipato all’elaborazione di testi normativi in materia di demanio idrico e di riparto delle funzioni amministrative tra i diversi livelli di governo del territorio.

Sue le seguenti pubblicazioni di argomento giuridico:

- “La disciplina dell’utilizzazione idroelettrica delle acque pubbliche”, in Utilizzazioni idrauliche e salvaguardia ambientale nei territori montani, Belluno, 1994;

- “Aspetti tecnico giuridici relativi alla realizzazione e gestione delle grandi derivazioni d’acqua, in Ridiamo acqua ai nostri fiumi, Cipra, 1996;

- “L’alta montagna tra pubblico e privato sociale”, in La Montagna oltre il duemila, una sfida per L’Europa, Fondazione Montagna Europa Araldo Colleselli, 1998;

- “La battaglia del Piave – note giuridiche a commento in Il conflitto dell’acqua – il caso Piave, C.R., 2000;

- “Soccorso Alpino e competenze amministrative”, nota a parere del Consiglio di Stato, Sez. I, 26.06.2002, in Rivista Amministrativa della Regione Veneto, aprile/giugno 2003;

- Commento agli artt. 111, 112, 115, 118, 119, 120 della Legge Regionale 33/2002, in AA.VV., La Legge Regionale sul Turismo della Regione Veneto, ed. Corriere del Veneto, 2005.

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…e dunque per chiedersi a favore di chi opera l’avvocato, si deve riconoscere che il suo ruolo non è comunque limitato alla difesa dell’assistito in una funzione esclusivamente privatistica indifferente alle richieste dell’ordinamento. All’avvocato si richiede anche di adempiere ad una funzione sociale di mediazione tra cittadino e Stato, in un’attività di filtro nei confronti delle pretese, delle istanze e dei tentativi di fuga scorretta dalla giurisdizione da parte del singolo.

…La sua è una “lealtà divisa” vissuta quotidianamente, rispettando tanto lo Stato quanto chi è accusato di averne violato le regole. Può sembrare un ossimoro che vuol nascondere ambiguità, ma praticare con rigore e dedizione la “lealtà divisa” significa manifestare l’identità forte della professione di avvocato”.

Fulvio Gianaria - Alberto Mittone, L’avvocato necessario, Torino, 2007, pagg. 41 e 46.